Lodovico Isolabella

"Ho imparato dai miei genitori e dai miei nonni il significato e il valore della libertà nell’uomo: la inesauribile fatica della lotta per la libertà; ho scelto di fare di quella lotta il mio mestiere.
Ho studiato all’Università degli Studi di Milano e mi sono laureato in Diritto Penale con il professor Giacomo Delitala. Già da studente avevo iniziato la mia pratica giudiziaria e forense e – perché no? – “civile” nello Studio - Laboratorio di libertà - dell’On. Cesare Degli Occhi che già nel 1946 (avevo 15 anni) avevo conosciuto, ammirato ed amato durante la campagna per il referendum istituzionale. L’ ho seguito durante l’intero corso della mia professione, anche dopo aver lasciato il suo Studio, dopo avere concluso la mia pratica presso quello straordinario esemplare avvocato che è stato Valerio Mazzola finché - dal 1962 dopo aver scelto di affrontare da solo l’esperienza professionale - un primo tempo nello Studio di Via Fontana 23 con gli avvocati Luciano Pietrantoni e Antonio Garatti - quindi da solo in Via Fontana 4. Da solo, o meglio accompagnato, seguito, guidato da una serie di praticanti e giovani colleghi, entusiasti del loro lavoro che -certo- mi hanno dato più di quanto hanno ricevuto da me; li ho in mente tutti, uno per uno, e li ringrazio. Con loro – così come abbiamo potuto – mi sono battuto per la difesa della libertà degli uomini.
Ho tentato di non venire meno all’onore cui nuovamente mi aveva impegnato la lettera dell’11 novembre 1964 di Cesare Degli Occhi:

 

11/11/1964
Carissimo Isolabella,
La fierezza nella difesa è dovere; è orgoglio la difesa coraggiosa, impopolare.
La libertà si difende contro le protervie che variano. E il non piegare impone, dovrebbe imporre rispetto a tutti. Il tuo non piegare ti consacra ancora più al mio affetto riconoscente di cittadino avvocato.
Cesare Degli Occhi.

 

Cesare Degli Occhi è mancato nell’ottobre del 1971 a pochi giorni dalla morte di mia mamma; i suoi figli Adamo e Luigi, entrambi Avvocati fieri del loro nome e del loro mestiere, alla morte del padre mi hanno dato il suo “tocco” che era stato emblema fisico e strumentale di libertà durante il periodo fascista quando il saluto fascista era di pragmatica anche nei corridoi del Palazzo di Giustizia salvo che Avvocati e Magistrati portassero il tocco; sollevare il “tocco” e scoprirsi il capo esonerava dal “saluto romano”.
Quel “tocco” ora appartiene ai miei figli, Francesco e Luigi, che scienza e passione rendono ben più capaci di me -appunto- nel servire la libertà.”